Assessore Regionale De Poli a presentazione “Diversamente”- Giornata Padovana della Salute Mentale che si terrà il 28 maggio: “sono 46 mila utenti servizi psichiatrici ma il dato e’ in crescita”.
“Sono 46 mila gli utenti in prevalenza con disturbi psicotici (il 42%) a carico della rete dei servizi psichiatrici veneti (dati 2005). Ma il disagio psichico è in crescita e porrà una sfida non indifferente nel prossimo futuro alla sanità e al sociale”. Lo ha detto stamani a Padova, a Palazzo Moroni sede del Comune, l’Assessore regionale alle politiche sociali Antonio De Poli intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della Giornata Padovana della Salute Mentale, intitolata “Diversamente”, che si terrà domenica 28 maggio in Piazza delle Erbe e che intende sensibilizzare la popolazione sui temi della salute mentale.
Con l’occasione l’Assessore ha fornito un sintetico quadro della rete veneta dei servizi che si articola territorialmente in:
“Una rete importante e integrata - ha rilevato l’Assessore veneto - che nel prossimo futuro dovrà rafforzarsi e anche rivedere non solo i parametri sanitari ma anche e soprattutto quelli sociali che riguardano, tra l’altro, anche l’inserimento lavorativo e l’integrazione sociale di queste persone e il sostegno alle famiglie. Il concetto di fondo - ha concluso - è di passare da una concezione che vede il disagio, la malattia mentale come diversità negativa, di emarginazione, di allontanamento dal tessuto sociale, a una diversità che invece la inserisce nel contesto di “normalità” di tutti i giorni, perché a tutti può succedere di attraversare periodi di sofferenza esistenziale o psicosociale. Per fare questo bisogna rompere la logica dell’isolamento e abbattere le barriere mentali, culturali innanzitutto dentro noi stessi se vogliamo poi che siano superate all’interno della società. Vanno perciò valorizzate e moltiplicate - ha concluso - le esperienze di recupero e di reinserimento sociale e lavorativo messe in atto con l’opera del privato sociale a favore dei malati e a sostegno delle loro famiglie che non devono più avere vite ‘agli arresti domiciliari’ ”.